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Prevenzione

Bruxismo: digrignare i denti di notte non è una cattiva abitudine

Il bruxismo è un'attività muscolare ripetitiva della mandibola che può danneggiare denti, gengive e articolazione. Cos'è, come si riconosce e cosa può fare il dentista.

Dott. Andrea Lorenzini

“Digrignare i denti nel sonno” è una di quelle cose che di solito si scopre dal partner, non da se stessi. Eppure il bruxismo è molto più di un fastidio notturno: è un fenomeno che, se non riconosciuto per tempo, può danneggiare in modo significativo i denti, i muscoli masticatori e l’articolazione temporomandibolare.

Cos’è il bruxismo (e cosa non è)

Il bruxismo è un’attività muscolare ripetitiva dei muscoli della masticazione, che si manifesta con serramento o digrignamento dei denti e/o con spinte e scivolamenti della mandibola.

Secondo la definizione adottata dal consensus internazionale — recepita anche dalle linee guida del Ministero della Salute italiano — il bruxismo non è di per sé una malattia, ma un comportamento. Diventa un problema clinico quando causa danno ai denti, dolore muscolare o articolare, o disturbi del sonno.

Si distinguono due forme:

  • Bruxismo del sonno (BS): si manifesta durante le fasi del sonno, spesso in associazione con micro-risvegli. È classificato come disturbo del movimento correlato al sonno.
  • Bruxismo della veglia (BV): è un’attività semi-involontaria che avviene da svegli, spesso in risposta a concentrazione intensa o stress. Prevale il serramento rispetto al digrignamento.

Le due forme possono coesistere nella stessa persona e hanno meccanismi parzialmente diversi.

Quante persone ne soffrono

Le stime variano a seconda dei criteri diagnostici utilizzati. In linea generale:

  • Il bruxismo del sonno interessa circa 8–10% degli adulti
  • Il bruxismo della veglia può arrivare al 20% della popolazione adulta
  • È frequente anche nei bambini, ma nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente con la crescita

Le cause: non è colpa del morso

Per anni si è pensato che il bruxismo fosse causato da un’occlusione “sbagliata” — denti che non si incastrano bene. Questa teoria è oggi superata dalla letteratura scientifica: la malocclusione non è considerata una causa primaria di bruxismo.

I fattori realmente implicati sono:

  • Stress e ansia — il fattore psicosociale è il più documentato, in particolare per il bruxismo della veglia
  • Disturbi del sonno — in particolare la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSAS): i micro-risvegli associati alle apnee possono innescare episodi di digrignamento
  • Fattori neurologici — il sistema dopaminergico sembra avere un ruolo nel bruxismo del sonno
  • Farmaci — alcuni antidepressivi (in particolare gli SSRI) e farmaci dopaminergici possono aumentare la frequenza degli episodi
  • Predisposizione genetica — studi su gemelli indicano una componente ereditaria

Come si riconosce: i segnali da non ignorare

Il bruxismo del sonno spesso non dà sintomi dolorosi nelle fasi iniziali, e chi ne soffre non è consapevole del problema. I segnali più frequenti sono:

Sulla bocca:

  • Usura anomala delle superfici dentali (attrizione), spesso simmetrica
  • Denti sensibili, in particolare al freddo
  • Fratture o scheggiature dello smalto non legate a traumi
  • Dolore o tensione ai muscoli delle tempie e delle guance, soprattutto al mattino

Sull’articolazione:

  • Dolore o rumori (click, crepitii) all’articolazione temporomandibolare (ATM)
  • Difficoltà ad aprire completamente la bocca

Generale:

  • Cefalea mattutina, spesso localizzata alle tempie
  • Senso di affaticamento muscolare al risveglio
  • Partner che riferisce il rumore del digrignamento notturno

Come si fa la diagnosi

La diagnosi è clinica, ma richiede un’anamnesi accurata — non basta un singolo esame. Secondo le linee guida internazionali, la diagnosi si definisce su tre livelli:

  • Possibile: basata solo sull’esame clinico (segni di usura, ipertrofia del massetere)
  • Probabile: clinica + anamnesi del paziente o del partner
  • Definitiva: richiede la polisonnografia o l’elettromiografia — riservata ai casi complessi o di ricerca

In studio valutiamo i segni di usura dentale, la muscolatura masticatoria, l’articolazione temporomandibolare e raccogliamo la storia del paziente. Se emergono segnali di possibile OSAS sottostante, indirizziamo verso una valutazione specialistica del sonno.

Cosa può fare il dentista

Il trattamento del bruxismo è spesso multidisciplinare: il dentista gestisce le conseguenze orali e protegge i denti, ma il trattamento delle cause richiede talvolta il coinvolgimento di altri specialisti (medico del sonno, psicologo, neurologo).

Il bite notturno (placca di stabilizzazione)

Il primo strumento è la placca di stabilizzazione occlusale, comunemente chiamata bite. È un dispositivo rimovibile in resina, costruito su misura sulle impronte della dentatura del paziente, che si indossa durante la notte.

Il bite non elimina il bruxismo, ma:

  • Distribuisce le forze di serrramento sull’intera arcata, riducendo il carico sui singoli denti
  • Protegge lo smalto dall’usura
  • Può ridurre la tensione muscolare

La placca di stabilizzazione di tipo Michigan — con contatti multipli e uniformi — è quella con il supporto scientifico più consolidato.

Attenzione: non tutti i dispositivi venduti online come “bite anti-bruxismo” sono equivalenti a una placca costruita su misura. Un dispositivo non calibrato può, in alcuni casi, modificare l’occlusione in modo incontrollato.

Gestione dello stress e terapia cognitivo-comportamentale

Per il bruxismo della veglia, le tecniche di gestione dello stress e la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) hanno mostrato efficacia nella riduzione degli episodi. Il dentista può indirizzare verso uno psicologo specializzato, quando appropriato.

Tossina botulinica

Nei casi severi e resistenti ad altre terapie, l’iniezione di tossina botulinica nel massetere e/o nel temporale può ridurre l’intensità delle contrazioni muscolari. È una procedura medica, riservata a casi selezionati e valutata caso per caso.

Cosa NON è indicato

Le linee guida sono chiare su un punto: la rettifica occlusale — ossia la molatura selettiva dei denti per modificare il morso — non è un trattamento del bruxismo. Si tratta di una procedura irreversibile che non ha dimostrato efficacia nella riduzione del fenomeno e che non è raccomandata a questo scopo.

E i denti già danneggiati?

Se il bruxismo ha già causato usura significativa, fratture o perdita di restauri, il ripristino delle superfici dentali va pianificato dopo aver stabilizzato il comportamento — altrimenti i nuovi restauri subirebbero lo stesso danno.

La sequenza corretta è: protezione con bite → gestione delle cause → restauro delle superfici, quando necessario.


Se hai il sospetto di soffrire di bruxismo — perché te l’ha detto il partner, perché ti svegli con i muscoli tesi, o perché hai notato un’usura anomala dei denti — un esame clinico può chiarire la situazione.

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